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Francesco COCO

il giorno 8 luglio 1976, mentre stava rincasando in Genova facendo ritorno dall'ufficio, veniva colpito a morte da alcuni colpi di rivoltella, esplosi alle spalle a bruciapelo, e nello stesso modo perdevano la vita gli agenti di scorta il brigadiere Giovanni Saponara e l'appuntato Antioco Deiana. Dalle indagini svolte nelle immediatezze, risultava che l'agguato era stato compiuto da cinque persone. Due ore dopo il fatto criminoso, nell'aula della Corte di Assise di Torino, dove si stava celebrando il processo a carico di noti appartenenti all'organizzazione terroristica denominata «Brigate Rosse» (tra cui, Curcio, Franceschini, Ferrari), uno degli imputati leggeva un messaggio nel quale la detta organizzazione rivendicava la paternità del triplice omicidio. L'efferato episodio trovava indubbia causa nell'intendimento dei terroristi di volere punire il comportamento tenuto dal Procuratore Generale nel 1974 in occasione della liberazione del sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi, sequestrato per vario tempo dalle «Brigate Rosse». In particolare, onde ottenere la liberazione del dr. Sossi, la Corte di Assise di Appello di Genova aveva concesso la libertà ad alcuni detenuti, subordinando l'effettiva scarcerazione alla condizione che fosse assicurata l'integrità fisica del dr. Sossi; peraltro, quest'ultimo, una volta liberato, presentava la frattura di una costola e segni di pregresse lesioni, per cui Coco, Procuratore Generale, non eseguiva l'ordinanza di scarcerazione dei detenuti, la impugnava per cassazione ottenendone l'annullamento dalla Suprema Corte.

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