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Il CSM e le sue regole: autogoverno o eterogoverno?
Intervento del Segretario generale del Movimento per la Giustizia

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Come ho già avuto modo di dire la settimana scorsa a Palermo, la recente
polemica apparsa sui quotidiani con lo scambio di mail tra il segretario di MI e
quello di MD, e il successivo intervento pubblico del Segretario di Unicost
devono essere correttamente interpretati nel quadro di un contesto associativo e
delle istituzioni di Autogoverno che, per quanto riguarda il Movimento, è molto
chiaro:


1.- Non è certo da oggi (ma risale alle ragioni stesse della nascita del nostro
Gruppo) che il Movimento pone al centro dei suoi obbiettivi, accanto e come
presupposto fondante ed ineliminabile della questione della professionalità e
dell'efficienza del servizio giustizia, la c.d. "questione morale", la quale
evidentemente coinvolge in uguale misura la "tenuta" etica della giurisdizione,
e quindi i comportamenti di ciascun magistrato, e quella della amministrazione
della giurisdizione, e quindi di tutte le istituzioni dell'autogoverno - dai
capi degli uffici ai Consigli Giudiziari, fino al loro apice rappresentato dal
CSM - chiamate ad assicurare la necessaria azione di promozione della qualitÃ
ed efficienza del servizio e di contrasto, preventivo e repressivo, dei fenomeni
di degrado purtroppo segnalati anche dal recente ripetersi di gravissimi episodi
anche di rilevanza penale a carico di magistrati.



2.-Se pure è ovvio che questi ultimi non possono essere confusi con i problemi
della gestione delle istituzioni dell'Autogoverno è altrettanto chiaro però che
un corretto ed efficace esercizio delle potestà e funzioni elencate dall'art.105
Cost. costituiscono, o costituirebbero, il più efficace antidoto contro tali
fenomeni e la più confortante - anche se non certamente unica - premessa per una
adeguata risposta ai problemi della Giustizia.

In particolare chiunque comprende che effettuare, nella nomina dei capi degli
Uffici Giudiziari, scelte conformi ai principi ed alle regole, e quindi
legittime, ben orientate sul piano della concreta individuazione dei magistrati
più specificamente attrezzati e meritevoli, significherebbe porre sicuramente le
basi per un miglioramento qualitativo, professionale e anche propriamente
"morale", della realtà globale di quegli Uffici. In caso contrario ovviamente i
danni e le responsabilità non possono che essere elevatissimi



3.- Per questa ragione, in ciascuna occasione in cui abbiamo dovuto assumerci la
responsabilità di contribuire alla formazione del programma di una nuova Giunta
Esecutiva Centrale dell'ANM, e particolarmente in quest'ultima in cui abbiamo
assunto la Presidenza con un nostro eletto al CdC, abbiamo sempre solecitato non
già un intervento censorio ma certamente la manifestazione di una particolare e
responsabile attenzione verso le difficoltà e i problemi vieppiù crescenti
incontrati dal CSM per raggiungere gli indicati obbiettivi.



4.- Tali difficoltà e problemi sono - come è noto - molteplici. Alcuni, e non di
poco momento, hanno carattere strutturale ed attengono al "vuoto informativo"
spesso esistente sulla effettiva caratura dei profili professionali dei
candidati. In questa direzione qualche cosa è stato proposto e fatto e molto può
essere ancora studiato e proposto per colmare le lacune delle procedure vigenti.
Ed infatti l'ANM si accinge a varare sulla questione della scelta e formazione
dei capi degli uffici una serie di incontri di tipo analogo a quelli che hanno
già consentito la formulazione di precise analisi e proposte in tema di
valutazione della professionalitÃ



5.- Ma accanto a questi problemi vi sono, e si manifestano in misura sempre
maggiore, gravi pregiudizi alla credibilità dell'Istituzione, confermati
anch'essi da ricorrenti casi di scelte piuttosto sconcertanti (come da ultimo
quello riguardante la nomina del dirigente di un'importante Procura pugliese), e
derivanti dalle particolari dinamiche consiliari di formazione della volontÃ
dell'organo collegiale e quindi, ineluttabilmente, delle maggioranze "che
decidono" le singole nomine



6.- Dico subito che, a differenza di altri, non mi stupirei se, nelle accennate
difficoltà organizzative e nell'ineliminabile fluttuare soggettivo delle singole
valutazioni comparative da parte di ciascun componente, si dovessero registrare
un numero non modesto di decisioni non unanimi, ma variabili da caso a caso. Il
guaio è che - come tutti ben sanno e stranamente fanno finta di non capire - le
maggioranze che si formano non variano con il variare delle decisioni ma
propongono una inquietante, costante ripetitività tanto che - è stato segnalato
nella relazione di Claudio Castelli, ad oggi non smentita da alcuno - circa il
90% delle nomine si avvale del contributo decisivo dei laici del Polo.



E' stato obiettato(Patrono) che se vi è un blocco di maggioranza, ciò
implicherebbe la conseguente presenza di un non meno deprecabile blocco
contrapposto e che (Unicost) il vero pericolo è costituito dal rischio della
c.d. polarizzazione reso concreto dall'Alleanza Art. 3-Md- Mov..



Risponderò fra poco a queste obiezioni ma innanzitutto voglio dire che questa
sorta di "maggioranza eterologa" suscita in molti di noi particolare allarme e
stupore sotto diversi profili:

a) perché il CSM, come organo di alta amministrazione necessariamente dotato
anche di magistero morale e professionale, non deve corrispondere ad aspettative
di "governabilità "; non ha bisogno di "maggioranze forti" né di "maggioranze" di
alcun genere non dovendo attuare alcun programma politico ma solo assicurare
l'effettività dei principi costituzionali in tema di autogoverno dei giudici;
nessun vulnus alla sua funzionalità deriva dal fatto che su ciascuna
deliberazione i voti favorevoli e quelli contrari "si mischino"non obbedendo ad
alcuna logica diversa da quella della (buona) qualità della decisione;

b) perché se di maggioranze precostituite si dovesse proprio parlare (ma il
termine è davvero sgradevole e da rifiutare per il CSM), queste dovrebbero
riguardare - in una fase storica di così evidente contrapposizione da parte
della attuale maggioranza parlamentare ai principi costituzionali di
intangibilità dei poteri di garanzia - la componente togata nel suo complesso.
Per la verità questa dimostra di compattarsi ogni qualvolta di tratta di
adottare deliberazioni di principio di indubbia rilevanza, ma è davvero
singolare che, mentre proprio in questi casi, e quasi solo in questi, i laici
del Polo "restano in minoranza" o comunque rimangano marginali quando non
assumono addirittura atteggiamenti ostruzionistici, allorché invece si tratta
di nominare i capi degli Uffici la situazione di capovolge. Cosicché è possibile
concludere che i componenti del CSM di Unicost ed MI sovente sembrano
(oggettivamente e più o meno consapevolmente) praticare quella "politica dei due
forni" che sembrava dovesse appartenere alle deprecate tradizioni di taluni
partiti politici della prima repubblica;

c)il "potere di coalizione" che così impropriamente finiscono con l'esercitare
un numero alquanto modesto (poco più di un sesto dell'intero Consiglio) di
componenti laici, con il loro compatto e devastante "sindacato di voto", fa sì
che essi rischino di condizionare, nel presente e nel futuro, in un'ottica
peraltro sempre più pervasiva dei poteri dei capi e soprattutto dei Procuratori
della Repubblica, l'attività giudiziaria e l'effettiva indipendenza dei
magistrati italiani. Questi sono certo ben contenti di avere un Consiglio sempre
pronto a riaffermare "i sacri principi", ma non possono non rilevare con viva
preoccupazione che il loro destino, come aspiranti dirigenti (alcuni) e come
appartenenti agli Uffici Giudiziari amministrati dai dirigenti così
nominati(tutti gli altri), dipende, sempre di più, anche, se non soprattutto, da
coloro che tali principi si propongono pesantemente di (contro)riformare. E
comunque, anche a voler prescindere da ciò, è ben chiaro a tutti che in queste
condizioni è legittimo parlare di un vero e proprio eterogoverno strisciante
della Magistratura.

Noi riteniamo che il confronto sul merito delle singole decisioni non possa
essere eluso a patto soltanto di rispettare il principio di una corretta e
completa informazione. Sarebbe certamente statisticamente molto strano che certi
Gruppi avessero sempre il dono della infallibilità ed altri la maledizione della
fallacità . Quello che dobbiamo impegnarci insieme a spezzare non è
(volontaristicamente e con scarsa efficacia)il "vincolo di mandato imperativo",
che non solo non esiste giuridicamente ma nemmeno può esistere politicamente, ma
la cultura dei rapporti preferenziali con la componente laica che deve
costituire un arricchimento dell'autogoverno e non la sua negazione.

Il confronto sul merito delle singole scelte e con i parametri normativi e
paranormativi deve con coerenza e rigore esplicarsi a tutto campo e senza
steccati, anche accettando che talvolta la migliore conoscenza del candidato
possa portare ad una impropria sua supervalutazione a scapito di quello meno
conosciuto



7.- Ed infine poche parole per rispondere alle ricordate obiezioni sul
bipolarismo e sui blocchi contrapposti:

In un'epoca nella quale si è fin troppo, anche se giustamente, criticata la
frammentazione dei gruppi associativi non può essere vista con sfavore una
iniziativa aggregante su valori, dichiaratamente aperta a tutti e comunque
disposta a misurarsi con coloro che ad essa decidano di non partecipare.

Il discorso del bipolarismo e dei "mali degli accordi
programmatici"(rimproverati all'Alleanza) somiglia molto alla accusa sorta negli
anni 70 di politicizzazione dei giudici di una certa area culturale a vantaggio
dei c.d. giudici "apolitici", assai spesso identificati o identificabili con i
sostenitori dello status quo

Se si accetta il criterio fondamentale della insussistenza di un principio di
governabilità nel CSM le aggregazioni culturali non sono e non possono essere
generatrici di contrapposizioni preconcette di tipo bipolare, che invece si
determinano ogni qualvolta si evita il confronto e si sposa la filosofia "del
risultato a qualunque costo" identificando quest'ultimo nella nomina di persona
a noi più vicina. Ragionare in termini diversi condurrebbe all'assurda
conclusione che una qualsivoglia scissione di una delle attuali aggregazioni
sarebbe di per sé da valutare come elemento comunque positivo di dialettica
associativa e di non contrapposizione preconcetta tra Gruppi.

Il bipolarismo, insomma, inteso come esportazione all'interno della magistratura
di un modello negativo di rapporti tra partiti politici da evitare, non è un
problema aritmetico di numero di soggetti coinvolti nel confronto, ma di
qualità e natura del confronto stesso, ed è ad esso che dobbiamo rivolgere la
nostra attenzione e tutti i nostri sforzi



nino condorelli

segretario generale movimento per la giustizia