Nasce il Movimento per la Giustizia

Perche' "verdi" ?
Il "caso" FALCONE.
Le ragioni di un nuovo gruppo.

di Giovanni TAMBURINO
Nella seconda meta' degli anni 80 un piccolo gruppo di magistrati che militavano in Unicost si oppose alla logica che riduceva l' A.N.M. a mero contenitore di decisioni prese dalle correnti, conformemente a una logica che minava l'effettività dell'unita' associativa rendendola formale e vuota di contenuti. L'A.N.M. non era una sede aperta di riflessione e confronto sulla "politica" giudiziaria, bensì luogo dove le correnti depositavano i propri deliberati interni. E il fatto che "ci si contava" veniva scambiato per esercizio di democrazia.
L'occasione sorse in relazione alla nomina del presidente dell'A.N.M.
Nessuno contestava che la carica spettasse a Unicost, corrente di maggioranza relativa. Ma il candidato, Giacomo CALIENDO, era discusso per un comportamento tenuto, tempo prima, quand'era componente del C.S.M., in una vicenda che toccava la P2. Soprattutto allora (le liste di Gelli erano state scoperte nel 1981) l'atteggiamento verso la massoneria piduista non poteva non rappresentare un discrimine. Chi non aveva compreso il significato della vicenda (anche la magistratura era risultata pesantemente infiltrata dalla presenza massonico-gelliana) poteva forse rappresentare la magistratura?
Nessuno, si badi, addebitava a CALIENDO compromissioni con la P2. Ma aveva accettato di effettuare un intervento sui magistrati di Milano, chiestogli dal noto ZILLETTI in favore del banchiere CALVI, uomo di GELLI. Era evidente l'inopportunita' in quel frangente di scegliere lui a presidente dell'A.N.M.
Il disagio esisteva. Nessuno, pero', se ne faceva portavoce, nessuno lo manifestava, secondo il tipico stile di mormorare nei corridoi, ma non assumersi la responsabilità di ciò che si mormora. Tacevano per lo più i rappresentanti di altre correnti, succubi della falsa idea della non-interferenza negli affari interni di una corrente diversa dalla loro; tacevano i rappresentanti di Unicost pervasi dalla logica di campanile.
Unicost era, in fin dei conti, l'eterno correntone reduce di una mal digerita fusione tra impegno Costituzionale e Terzo potere. E "doveva" dare dimostrazione di forza. In questo contesto pochissime persone (Mario ALMERIGHI, Vito D'AMBROSIO, Enrico DI NICOLA, Ubaldo NANNUCCI, Memmo NATALONI, Giovanni TAMBURINO, Vladimiro ZAGREBELSKY e pochi altri) non tacquero. Fu una presa di posizione impopolare (eravamo tutti di Unicost) e difficile anche umanamente perche' nulla di personale ci opponeva a CALIENDO. Esponemmo le nostre ragioni in un drammatico dibattito in seno al comitato di coordinamento di Unicost. E le scrivemmo in un manifesto che rappresento' l'atto di nascita di un dissenso di metodo e sostanza. L'atto di nascita di quello che sarebbe diventato il "Movimento per la Giustizia".
Casualmente tale manifesto fu stampato su carta verde.
Da cio' il nome di "verdi" che, all'inizio, venne usato per designare anche con una punta spregiativa il piccolo gruppo di persone che avevano rotto la regola imperante della lottizzazione correntizia per riaffermare un dibattito aperto.
Come accade, gli "eretici" avevano posto un problema reale. Presidente dell'A.N.M. venne eletto Sandro CRISCUOLO, un collega di Unicost da tutti stimato e che, in tempi anche allora durissimi (che dimentica i quotidiani, ignobili attacchi contro la magistratura dello strapotente presidente del Consiglio dei ministri CRAXI ?), diede prova di grande dignita' e capacita'.
In seguito, tra il 1987-88, quello che era il dissenso comincio' a strutturarsi. Nacque un gruppo che si stacco' progressivamente da Unicost e nel quale confluirono altri colleghi, di diversa provenienza, in gran parte di M.I., che si riconoscevano nelle posizioni di Stefano RACHELI e diedero vita a Proposta.
Le ragioni di questa evoluzione furono varie.
Anzitutto la constatazione che in Unicost prevaleva l'intolleranza verso il dissenso interno di chi si sforzava di porre all'attenzione della maggioranza temi che sarebbero divenuti cruciali di li a poco: questione morale, efficienza degli uffici, controllo di professionalita', giustizia come servizio.
Toccammo con mano, allora, che il decantato pluralismo di Unicost cedeva alla volonta' di apparire gruppo egemone e compatto. La scarsa sensibilita' che incontrarono i richiami alla "questione morale", che fin da allora mostrava la propria consistenza (il rapporto massoneria-magistratura, ma anche la questione degli arbitrati, il clientelismo, le prassi incoerenti nelle nomine dei direttivi, le crepe profonde che apparivano in certi uffici, ecc.), ci fece comprendere che le correnti tradizionali, tutte, seppure in misura diversa e per ragioni diverse, erano spesso imprigionate da meccanismi che impedivano di affrontare senza reticenze i temi piu' urgenti e difficili della magistratura.
In secondo luogo una profonda divergenza sull'importanza della professionalità ci porto' a sostenere la candidatura di Giovanni FALCONE all'incarico di dirigente dell'ufficio istruzione di Palermo, nella nota contrapposizione con il candidato - palesemente meno idoneo per quel posto - Antonino MELI. Come noto, taluno, dall'interno del C.S.M., giunse a convincere MELI di revocare la piu' congeniale domanda per la presidenza di un Tribunale, al solo scopo di gettare la candidatura dell'allora anzianissimo magistrato contro quella di FALCONE.
Fu l'atteggiamento assunto in questa sconvolgente vicenda dalla maggioranza degli esponenti di Unicost e di M.I. nel C.S.M. maggioranza decisiva nel far prevalere la candidatura MELI su quella di FALCONE cio' che mostro' alla maggior parte di noi l'incompatibilita' della permanenza nelle correnti di provenienza. Di qui la nascita del Movimento per la Giustizia - Proposta '88, l'anno in cui i due gruppi diedero vita alla fusione.
A partire dal primo congresso, svoltosi quell'anno a Milano, le posizioni del gruppo sono diventate, in gran parte e in relativamente breve tempo, patrimonio diffuso nella magistratura, nonostante le iniziali fortissime resistenze, nonostante i tentativi, attuati persino con una precipitosa manipolazione della legge elettorale relativa al C.S.M. del 1990, di farci scomparire dalla scena della magistratura associata e dal C.S.M. , e nonostante il distacco, che tuttora rimane, tra l'apparente condivisione delle parole d'ordine del "movimento" e le prassi che spesso le tradiscono.
Torneremo ancora sulla breve, ma intensa storia del "Movimento".
In questa prima informazione, via internet, abbiamo voluto richiamare i fatti iniziali ed essenziali, che i colleghi piu' ,giovani probabilmente non conoscono e che forse anche taluni colleghi meno giovani conoscono

Magistrati distaccati presso il ministero della giustizia e riforma "epocale"

 

 

 

 

L’annuncio della riforma della giustizia “epocale” è l’ennesimo annuncio  di una politica della giustizia che non ha prodotto alcun concreto intervento per rendere efficiente il sistema giudiziario ma ha solo creato un clima di delegittimazione  della funzione giurisdizionale, ipotizzando anche soluzioni in contrasto con i principi della nostra costituzione.

Questa politica si avvale dell'apporto tecnico di magistrati distaccati presso il ministero della giustizia.

Restiamo convinti che i magistrati abbiano il dovere di mettere la loro cultura e la loro esperienza al servizio del Paese anche dando un contributo tecnico all'attività del Governo. Pensiamo che questa forma di collaborazione istituzionale sia indispensabile per la realizzazione dei compiti che la Costituzione assegna al Ministro della giustizia. Riteniamo che quest'attività, temporanea come tutte quelle fuori ruolo, debba lealmente svolgersi  qualunque sia  la maggioranza di cui il Ministro sia espressione.
Ma ci chiediamo come sia compatibile, con i valori affermati da sempre dalla magistratura associata, la collaborazione tecnica su proposte che mostrano una matrice culturale indifferente alla separazione dei poteri, al rispetto delle procedure e ai tempi delle decisioni, all'indipendenza della funzione giudiziaria e che esprimono un costante segnale di delegittimazione dei magistrati.
Registriamo, inoltre, come le proposte di riforma della giustizia annunciate nelle ultime ore si disinteressino dei tempi di durata dei processi e della costruzione di un edificio normativo in grado di garantire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la produzione di risposte efficienti e di qualità.
E' tempo di verifica delle scelte di ciascuno. Noi l'abbiamo fatta.
Auspichiamo che  anche i colleghi che lavorano al Ministero  la facciano, verificando la compatibilità della loro permanenza in tali uffici con la politica della giustizia che con la loro collaborazione tecnica si sta attuando.

Ultimo aggiornamento (Domenica 20 Marzo 2011 20:18)

 
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